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Alien e Predator, chi temi di più?
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alien predatorNon potrebbero essere più diversi eppure sono sempre stati intimamente legati. Lo xenomorfo creato per Alien a partire dalle idee e dai disegni di Giger nel 1979 e l’alieno yautja al centro di Predator (uscito al cinema in America 30 anni fa, oggi) non si somigliano ma hanno dominato l’immaginario di fantascienza d’azione e d’orrore da quando sono comparsi sullo schermo. Se E.T. in quegli anni fondava un nuovo immaginario di tolleranza, pace e armonia con gli alieni, questi due film ne creavano uno in cui lo spazio è simile alla giungla, un luogo in cui si aggirano dei predatori letali, non specie evolute come la nostra, ma evolute per selezione naturale al fine di essere macchine di morte.
Il cinema lo ha sempre saputo che in fondo erano molto simili e non ha mancato di metterli gli uni contro gli altri in un paio di film.

La verità è che dopo decenni in cui aveva dominato una certa immagine dell’alieno malvagio, quella che possiamo ricondurre ai grigi (occhi oblunghi e neri, pelle grigia, fisico da nanetto), ominidi misteriosi che a partire dagli anni ‘50 e ‘60 sono stati il cuore degli “avvistamenti” o delle dichiarazioni di rapimento, dagli anni ‘80 in poi questi due alieni hanno cambiato l’idea stessa di mostro venuto dallo spazio.
Prima poteva essere il Blob oppure la Cosa da un altro mondo, esseri informi, mentre dagli anni ‘80 in poi invece altri film si sono adeguati alla trasformazione degli alieni in una sorta di animali molto evoluti (vedasi Independence Day).

Se infatti la razza yautja somiglia molto agli umani ma ha una specie di volto da creatura della giungla (ed è lì infatti che lo trova Schwarzenegger), lo xenomorfo prende forma a partire dagli insetti e dalla tecnologia, incrocio tra meccanico e organico, al posto del sangue ha acido che corrode ogni materiale, dentro la bocca ha un’altra bocca di metallo, al posto della pelle ha una scorza e una coda appuntita. Uno è un essere che anche grazie alla tecnologia conduce battute di caccia su diversi pianeti per il proprio sollazzo, l’altro è una creatura tutta istinto predatorio, selezionata geneticamente per essere l’arma perfetta.
Sono insomma abbastanza “terrestri” per essere alieni, non sono lontanissimi da quello che conosciamo, solo una versione mostruosa di qualcosa che già è presente nel nostro pianeta.

Qualche anno prima dell’arrivo degli effetti speciali digitali in grado di creare dal nulla qualcosa che non ha attinenza con la nostra fisica, in un’era di mascheroni e pupazzi, Alien e Predator aprivano le porte agli alieni di nuova generazione. Dopo l’indigestione di facce e maschere di Mos Eisley di Guerre Stellari, tutti in fondo rassicuranti e tranquillizzanti, questi due erano l’esatto contrario erano “l’altro” inteso nella maniera più spaventosa. Erano l’altro che sottomette, l’altro più potente, più determinato, più forte, più veloce, più letale, l’altro che odia e che ha il solo obiettivo di uccidere, un animale invincibile con cui non si può ragionare o discutere ma che in maniere diverse diventa invisibile, nascondendosi o mimetizzandosi, e colpisce.

La vera differenza tra i due allora è che uno, lo xenomorfo, è un mostro slasher, nato per un film dell’orrore classico e rivoluzionario al tempo stesso, in cui la final girl (Sigourney Weaver) vede morire tutte le persone attorno a sé e in un trionfo di terrore rimane sola con la minaccia, l’unica a poterla sconfiggere. L’altro invece è un rivale, un villain, non mira a spaventare ma è la molla che trasforma un militare in un uomo primitivo per uno scontro all’arma bianca. Puro cinema d’azione. Uno fa appello alle fobie peggiori, è disegnato per essere respingente, per essere minaccioso e mortale, l’altro è così simile a noi da poter essere combattuto sullo stesso piano. Motivo per il quale se la razza umana non ha speranze contro gli xenomorfi (eccezion fatta per le donne, il nemico naturale di quelle creature) allora probabilmente anche uno yautja ha poche possibilità.

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