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Get Out, l’horror da record sul razzismo arriva anche da noi
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Ha ampiamente superato i 170 milioni di incasso ed è costato meno di 5 milioni, come del resto tutti i film prodotti da Jason Blum (il vero nuovo re dei produttori americani), Scappa – Get Out è un caso e non solo uno economico. Film dell’orrore in cui un ragazzo di colore va in campagna con la fidanzata bianca a trovare i suoi genitori per la prima volta, Get Out ha centrato qualcosa che il cinema ancora non era riuscito a raccontare e lo fa lavorando sulla paura.
Contrariamente a quel che si può immaginare i genitori della ragazza non sono razzisti, anzi! Ci viene detto subito da lei stessa quando cerca di tranquillizzare il fidanzato, timoroso nell’andare a rintanarsi in un covo di bianchi, che sono democratici, hanno votato Obama “e l’avrebbero votato per la terza volta se avessero potuto”. Del resto anche il primo impatto è come promesso roseo, non solo non hanno problemi con gli afroamericani ma sono anche eruditi e cosmopoliti, appassionati viaggiatori e conoscitori della cultura africana. Pure troppo.

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Nonostante non sia propriamente il film più pauroso che vi possa capitare di vedere, ma più uno che lavora bene sul proprio mistero, sul fatto che le cose non sembrano essere a posto in questa casa in cui c’è qualcosa che non va e tutti i (pochi) afroamericani che il protagonista incontra lì paiono zombie senza vita, costretti ad un atteggiamento fintamente tranquillo, Get Out merita i soldi accumulati proprio per come riesca a raccontare per primo cosa l’America stia diventando. Senza svelare troppo della trama basti sapere che non è il movimento all’indietro di Trump, il conservatorismo di una volta che torna al potere, ma anzi è il progressismo di oggi a spaventare. Get Out nasce per affermare che oggi come ieri essere afroamericano in America è fonte di paura anche se c’è stato Obama.

Lo si vede bene nella prima scena, un momento di puro thriller con un ragazzo afroamericano che cammina in una strada del tipico quartiere residenziale all’americana. Villette a schiera con giardini e garage con il canestro, illuminazione dei lampioni e nessuna macchina in strada, il ragazzo non si orienta e il navigatore del telefono non pare aiutarlo. Una macchina solitaria fa avanti e indietro per la strada creando un’insostenibile tensione dal nulla, non c’è nessuna minaccia eppure è evidente che proprio per il suo essere afroamericano in quel luogo dovrebbe avere paura (e infatti qualcosa accadrà). Proprio quella figura che decenni fa era l’oggetto della paura, la persona che si temeva di incontrare di notte per strada, in questo film è al posto della vittima, è quello deve avere paura dei bianchi.

Ma cosa può dire a noi, pubblico di un paese le cui tensioni razziali sono ancora all’alba e di certo molto lontano dalla consapevolezza statunitense in materia? Moltissimo.
Perché nonostante Get Out sia apertamente incentrato sulla razza (e anzi è molto bello come il gran finale metta lo spettatore nella condizione di temere che il protagonista non possa avere scampo e debba aver paura delle forze dell’ordine proprio in quanto afroamericano) né preveda nessun atto di violenza che non sia un atto di violenza razziale, lo stesso la sua idea di “appropriamento culturale” è comune anche al nostro di mondo.

Get Out parla anche a noi perché racconta cosa accade quando qualcuno non è ritenuto come gli altri, migliore o peggiore che sia. Racconta cosa accade ad una cultura quando viene svuotata di senso per diventare mainstream, oggetto di culto o desiderio di massa. In una maniera decisamente più banale e superficiale sono le correnti musicali che sì sviliscono per piacere a tutti, le sottoculture che diventano mainstream, le buone idee che vengono annacquate per il desiderio di non dispiacere nessuno. Sono i movimenti culturali che vengono saccheggiati, gli slogan usati per dire l’opposto di quel che significano, le canzoni di protesta o ribelli che diventano inni del conformismo. Tutto quello che fa gola alla massa viene da questa vampirizzato, svuotato e svilito fino a che è da buttare, fino a che non significa più niente. Questo racconta Get Out, cosa accade alle culture quando la loro specificità fa gola a molti, è lo sguardo spaventato di un uomo che vede il proprio mondo di riferimento succhiato via da chi una volta lo combatteva.

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Pubblicato in: NEWS

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