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I 15 migliori usi di una canzone nel cinema
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Ci sono le colonne sonore originali, sia orchestrate che non (cioè le canzoni composte apposta per i film) e ci sono i film che invece scelgono di pagare i diritti e usare musica che già esiste. Accade quasi sempre nei film d’epoca, perché la musica è parte della ricostruzione stessa, ma è una scelta che spesso contamina anche i film ambientati nel presente. Alle volta il connubio tra musica e immagini però è così perfetto che sembra che non si tratti di musica pre-esistente ma che chi l’ha composta avesse in testa già il film.

Questa settimana Edgar Wright cerca di cambiare tutto quello che crediamo di sapere sull’uso della musica non originale in un film. Baby Driver è un trionfo di musica nota, di canzoni eterne e meno conosciute ma sempre già esistenti, utilizzate come tappeto per una storia criminale. Tutto funziona con la musica e tutto è stato girato con la musica sul set e poi montato a tempo di musica, tutto insomma va a tempo. Vanno a tempo gli spari, lo stridore dei freni, i botti, ma anche i passi e in certi punti anche l’alternarsi del dialogo. Baby Driver insomma è un film tutto musicale senza aver composto una nota ma avendo adattato le scene alla musica.

L’arrivo di Baby Driver costringerà a rivedere qualsiasi classifica in merito per questo facciamo l’ultima delle classificazioni delle migliori scene che hanno usato una canzone non originale dell’era pre-Baby Driver.

15. The End, Doors – Apocalypse Now!
La fine messa all’inizio. Coppola usa i Doors in apertura per annunciare la fine di tutto e li abbina al bombardamento al rallentatore, creando l’accoppiata definitiva dell’apocalisse. Il miglior uso mai fatto sul grande schermo delle musiche del gruppo di Jim Morrison.

14. Where’s My Mind?, Pixies – Fight Club
Mi hai conosciuto in un momento molto particolare della mia vita”. Qui il colpo di genio è come sono utilizzati quei due colpi di rullante che introducono il brano dei Pixies. Poi alla partenza della chitarra i palazzi iniziano a crollare, la fine della gabbia mentale del protagonista, il crollo dei grattacieli e dei simboli di potere e finanza sottolineati dalla domanda della canzone. Non è solo la concordanza tematica è proprio il suono che fanno quei colpi di rullante, più forte delle esplosioni stesse.

13. Born to be wild, Steppenwolf – Easy Rider
Ci sono dei momenti in cui tutto sembra perfetto. Denis Hopper fa il lavoro minimo indispensabile, appiccica la canzone sulla corsa in moto, liberi sull’autostrada, il massimo della mitologia americana. Ma i tempi, le idee, i movimenti politici e culturali, la libertà con cui il film fu fatto e quello che voleva dire, tutto sembra accoppiarsi magnificamente con il ritmo e il contenuto della canzone. Un momento storicamente irripetibile che si materializza ogni volta in quella scena, che si poteva concepire così solo in quell’anno.

12. Blue Moon, Bobby Vinton – Un lupo mannaro americano a Londra
L’attacco è tutto. L’urlo di dolore straziante all’improvviso mentre sotto già va la calmissima Blue Moon. Un lupo mannaro americano a Londra è un film di contrasti che mescola generi: horror vero e commedia vera, insieme. Questa scena allo stesso modo lavora contro tutti gli stereotipi della paura. La trasformazione è mostrata completamente, in piena luce, ben illuminata, inquadrata da lontana e non solo per dettagli, quando solitamente si preferisce l’esatto contrario, per spaventare e nascondere l’effetto speciale. Qui è tutto esposto e l’uso della musica in contrasto con ciò che accade è un dettaglio che enfatizza ancora di più il dramma, come se il sonoro si disinteressasse del dolore.

11. The times they are a-changing, Bob Dylan – Watchmen
Una delle sequenze iniziali migliori di sempre. Zack Snyder riassume diversi decenni che servono alla comprensione della storia senza parole ma usando immagini e composizioni ardite, lavorando di piccoli carrelli e tutto a tempo con la canzone che segna gli anni ‘60. Soprattutto usando Dylan fa un raffinatissimo gioco di rimandi politici suggerendo che la storia non è quella che conosciamo ma le idee che l’animano sì.

10. We’ll meet again, Etta James – Il dr. Stranamore
Il primo atto di quello che sarebbe diventato un classico per Kubrick, l’uso della musica a contrasto. Pur preferendo farlo con la classica non ha anche disdegnato le canzoni pop e jazz per creare un senso superiore nuovo e diverso alle immagini, attraverso l’associazione con il loro opposto. Nella satira politica sulla guerra fredda, il finale tra mille esplosioni nucleari abbinate alla dolcissima canzone d’amore fa quasi ridere per il senso di grottesco.

9. Layla, Derek and the Dominos – Quei Bravi Ragazzi
Scorsese è in assoluto il più grande maestro dell’uso della musica pop e rock nel cinema (nonché uno dei primi a usare musica non originale in assoluto). Nessuno ci ha lavorato tanto quanto lui, con una varietà di idee e intenti (anche videoclip) che non si ferma a tutt’oggi. Quello che fa in Quei Bravi Ragazzi con Layla, scegliendo la seconda parte della canzone, la gigantesca coda di pianoforte, è sublime. La tiene da parte in sottofondo e la usa proprio per cambiare il senso della scena. Non è solo un resoconto di ciò che è accaduto, con quella canzone è un trionfo amaro, quasi nostalgia istantanea.

8. Think, Aretha Franklin – The Blues Brothers
In un film tutto sulla musica John Landis compie un’operazione tecnicamente molto ardita: filmare le persone che suonano o che cantano, lavorare pochissimo di playback, fargli eseguire davvero le canzoni, creare la musica nel momento in cui si crea il film. Questo nonostante i problemi fossero tantissimi, a partire dal fatto che molti dei performer (inclusa Aretha Franklin) non erano in grado di fare due volte la stessa identica cosa, abituati a cantare a proprio modo e piacimento senza doversi ripetere o doppiare.

7. Staying Alive, Bee Gees – La febbre sabato sera
Per capire il posto che occupa John Travolta nella storia della recitazione, perché ebbe il successo travolgente che ebbe e quanto fosse una parte fondamentale di La febbre del sabato sera, bastano i primi minuti del film. La sola camminata per portare un barattolo di vernice è un trionfo di presenza e magnetismo, impossibile staccare gli occhi. I Bee Gees, giustamente, introducono un film tutto sulla dance culture ma è come Travolta “interpreta” la musica camminando che fa la differenza. Scarpe, capelli, abiti, simboli di moda e di povertà, un quartiere popolare, la pizza degli italiani e le donne. C’è tutto a tempo della musica giusta. La canzone non parla di quello che vediamo ma è come se lo facesse.

6. Tiny Dancer, Elton John – Quasi Famosi
Cameron Crowe è stato critico musicale e tiene alla musica quanto al cinema. In Quasi Famosi racconta esattamente questo e riesce a centrare perfettamente cosa possa rappresentare una canzone giusta nel momento giusto nella vita delle persone. Ci aveva già provato in Jerry Maguire quando Tom Cruise cerca alla radio una canzone per celebrare la sua felicità, ma qui è ancora meglio.

Dopo una terribile litigata che sta spaccando il gruppo c’è rabbia nell’aria, nessuno riesce a riconciliare ma arriva Elton John e cantando insieme tutti si dichiarano a vicenda il proprio affetto. “I have to go home” – “You ARE home”.

5. Non sono una signora, Loredana Bertè – Lo Chiamavano Jeeg Robot
Il cinema italiano ha un grandissimo rapporto con la musica ma non con quella non originale, non con le hit del presente o del passato. Se le usiamo è nelle maniere più semplici e dirette, nessuno ci ha mai davvero lavorato un po’ per creare qualcosa. Per questo la maniera in cui Lo chiamavano Jeeg Robot usa la musica melodica per dare profondità al suo villain è rimasta subito impressa, perché effettivamente la usa.

In particolare la scena di Non sono una signora è una chicca, in cui Luca Marinelli è bravissimio a dare l’idea giusta, cioè che lo Zingaro percepisca davvero che quelle canzoni parlino della sua vita, che creda a quel mondo. E lo fa solo lasciando che il suo discorso sfumi nelle parole della canzone e poi abbinandoci un’insensata corsa in macchina.

4. 110th Street, Bobby Womack – Jackie Brown
Tarantino crede così tanto in Pam Grier che le dedica un carrello che non è tale (lei e la videocamera sono su un tapis roulant), la mette al centro di tutti i titoli di testa di Jackie Brown, per metà del tempo immobile di profilo, poi inquadrata da sotto, imponente, gigantesca, ma non basta ancora. Questo regista che si esalta con la musica d’epoca che gli cambia il senso, che recupera canzoni dimenticate e ne riporta a galla altre di scarso successo, nel suo film di pura blaxploitation utilizza Bobby Womack facendo un vero videoclip. La scena si apre davvero quando si apre la canzone, addirittura cambia l’esposizione e lo sfondo diventa la parte centrale, facendo comparire un aereo (che idea fenomenale!) e ad un certo punto tutto diventa dinamico: Pam Grier corre, ed è impossibile levarle gli occhi di dosso. Che magnetismo! Come se quella musica black aderisse al suo corpo al pari di una tuta di lattice.

3. The Sound Of Silence, Simon & Garfunkel – Il Laureato
Non può esserci niente di più potente, negli anni della contestazione, del cinema di protesta e delle storie, come questa, in cui i giovani combattono la generazione precedente, in cui lottano per stare insieme contro gli altri, di un finale così in crescendo con un matrimonio fatto saltare, una fuga d’amore e poi il niente.

Quella quiete che coglie i due protagonisti in un finale che sembra rubato è devastante. Qualsiasi altro film sarebbe finito poco prima, con il grande vaffanculo dell’aver abbandonato tutti in chiesa ed essere fuggiti via, senza mostrarli poi così a lungo, in silenzio. E proprio la mazzata finale di una canzone come The Sound Of Silence di fatto uccide ogni senso epico che invece il finale sembrava dare, ne ammazza la grandezza e riduce tutto ad un’altra scala.

2. In the air tonight, Phil Collins – Miami Vice (episodio pilota)
Non è un film ma non stiamo a sottigliare: è Michael Mann al suo meglio, quindi è cinema. C’è tutto Miami Vice qui, un momento di puro pulp-zen. Il crimine, la vita al limite, il senso estremo di ogni sentimento tirato oltre il sostenibile e una rarefazione unica che nessuno sa imitare. Macchine, notte, luci, velocità, vento nei capelli, la grandissima idea di avere i personaggi in silenzio con un’aria grave ma anche armi e una telefonata disperata fatta senza disperazione. Quei suoni di Phil Collins e quel riverbero rallentano tutto, proiettandolo in un’altra dimensione. Ci fosse stato del rock, ci fosse stata una musica incalzante il senso della scena sarebbe stato tutt’altro, avrebbe modificato completamente la spiritualità laica.

1. Lust for Life, Iggy Pop – Trainspotting
In un film pieno di invenzioni musicali poi copiate da tutti, quest’attacco è semplicemente perfetto, forse la più grande scena con musica non originale mai girata. Già abbinare la batteria fracassona di Lust For Life ad una corsa è una grande idea, ma riprenderla così, con i protagonisti presi frontalmente che corrono a perdifiato con pochi tagli, dando l’idea della velocità e poi i fermo immagine a tempo con il ritmo della canzone e le transizioni da scena a scena collegate per assonanza (Renton che cade a calcetto e da Mother Superior). Tutto senza contare che il monologo recitato da Ewan McGregor ha quello strano ritmo collegato a quello della canzone, un tappeto di parole che si sovrappone alla musica per accompagnare le immagini. Una scena molto lunga dall’equilibrio complicatissimo che non ha nemmeno un difetto.

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