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I grandi passi avanti di 1993
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Più di due anni fa pubblicammo un articolo che, pur lodando alcuni aspetti di 1992 (serie ideata da Stefano Accorsi e prodotta da Wildside), ne metteva in evidenza alcune criticità; ora che la seconda stagione è giunta alla sua conclusione è il momento di tirare le somme e valutare 1993 anche alla luce di quanto detto in precedenza.

Tutti i punti di forza della prima stagione sono stati mantenuti nella seconda: le performance di Guido Caprino e Miriam Leone, da ottime in 1992, sono diventate eccellenti in 1993. Il sicilianissimo interprete del leghista Pietro Bosco aveva già dato sfoggio del suo grande talento nel dipingere un personaggio ruvido, verace ed estremamente umano, e i margini di miglioramento erano quindi limitati; in questo senso l’ulteriore progresso è doppiamente sorprendente. A meravigliare più di tutti è stata però la Leone, che nei panni della magnetica showgirl Veronica Castello ha confermato, contro ogni luogo comune, che anche da Miss Italia possono nascere attrici.

Se il cast funziona, però, il merito è degli sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, veri protagonisti dietro le quinte di questa seconda stagione. Complici forse i due episodi in meno rispetto a 1992, 1993 ha meno momenti morti e i dialoghi sono più realistici e incisivi. E se questo aiuta i personaggi immaginari che tessono le trame della serie, da non trascurare è anche l’impatto delle scelte effettuate dagli autori nello sviluppare quelli realmente esistenti. Per la caratterizzazione dei vari Di Pietro e D’Alema, la linea perseguita da Wildside è stata la stessa della prima stagione: coraggiosa ed efficace. Invece di tentare di rendere questi protagonisti simili ai loro corrispettivi nella realtà, Fabbri, Rampoldi e Sardo hanno creato personaggi che, pur richiamando gli originali, vivono di vita propria, senza essere vincolati a una fedeltà che probabilmente avrebbe portato a scimmiottamenti e imitazioni macchiettistiche.

In ultima istanza, è evidente che la produzione abbia lavorato anche sulla dizione di Tea Falco, criticata da mezzo mondo ai tempi dell’uscita di 1992 per il biascichio costante della sua Bibi Mainaghi. Il cambiamento non stravolge la serie e probabilmente sarà apprezzato da molti, ma come avevamo già sottolineato, a nostro parere la dizione della Falco era l’ultimo dei problemi della serie, e anzi dava un tocco di colore in un universo televisivo – quello italiano – che, se non si lascia andare al dialetto più estremo come in Gomorra e Romanzo Criminale, opta spesso per un italiano talmente accademico da risultare inesistente.

Se 1992 aveva diversi punti di forza e alcune lacune, 1993 ha dimostrato di aver superato queste criticità e ha raggiunto in più circostanze livelli di eccellenza, venendo per altro giustamente premiata dall’auditel. Date le premesse, l’asticella dell’attesa per 1994 ora vira decisamente verso l’alto.

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Pubblicato in: NEWS

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