Cinema
Now Reading
La scienza dello xenomorfo di Alien
0

Con Alien: Covenant siamo al sesto (ottavo se contiamo i due Alien vs Predator) film della franchise di Alien, la saga in cui gli umani si confrontano con la più spietata minaccia extraterrestre della fantascienza. Memorabile prima di tutto per l’alieno, il cosiddetto xenomorfo partorito dagli sceneggiatori Dan O’Bannon e Ronald Shushett e dal genio perverso dell’artista HR Giger. Archetipo del terrore, ma c’è molto di familiare nel suo ciclo vitale e nella sua fisiologia. Prima di andare al cinema, facciamo un ripasso della spaventosa biologia dello xenomorfo: un utile bignami se vi capitasse un posto di lavoro alla Weyland-Yutani, o se voleste scoprire che per certi orrori non serve salire a bordo di un’astronave.

Superorganismo sì, ma niente sesso

Ripley davanti alla regina degli xenomorfi. (Immagine composta da fotogrammi di "Aliens")
Ripley davanti alla regina degli xenomorfi. (Immagine composta da fotogrammi di “Aliens”)

Come si scopre in Aliens, secondo film della saga, l’organizzazione degli xenomorfi è eusociale, tale quale ad api, termiti o formiche (ma ci sono addirittura mammiferi eusociali, come le bizzarre talpe nude). Ovvero ci sono diverse caste di individui con una rigorosa distinzione di ruoli: una casta di riproduttori – di solito una o poche regine e maschi che vivono solo per fecondarle – e varie caste di individui lavoratori, che non si riproducono ma difendono e mantengono la colonia. Una divisione paragonabile a quella delle cellule in un organismo, e infatti il biologo Edward Wilson parla di superorganismo per riferirsi alle specie eusociali, in cui il vero individuo è la colonia. È vero che gli xenomorfi possono riprodursi anche isolati: in effetti non mangiano quasi mai la loro preda, preferendo usarla come incubatore. Spesso però vivono in colonie guidate da una regina, il cui addome pieno di uova ricorda quello di una termite.

AntWeb.org image of Order:Hymenoptera Family:Formicidae Genus:Cerapachys Species:Cerapachys biroi Specimen:casent0059682 View:profile
La formica Ooceaea biroi è eusociale, interamente femmina e predatrice come gli xenomorfi. Ma è terrificante solo se siete altre formiche.

Non c’è traccia invece di maschi e accoppiamenti nel mondo degli xenomorfi, il che è curioso per una specie aliena il cui design è chiaramente e volutamente intriso di sottotesti sessuali. Si riproducono per partenogenesi: le femmine generano cloni di se stesse.Una situazione piuttosto rara tra gli animali e in particolare tra gli insetti sociali (tutti gli individui di una colonia sono sì geneticamente identici, ma di norma nascono da un accoppiamento fra la regina e un maschio), anche se non del tutto inedita: almeno una specie di ape e due specie di formiche sono esclusivamente femmine. Di queste due, Ooceraea biroi è una predatrice obbligata di altre formiche, il che la rende particolarmente vicina al nostro alieno. Il problema è che una specie fatta di soli cloni è geneticamente piuttosto fragile, ma gli xenomorfi hanno trovato una soluzione che vedremo più avanti.

Un parassita complesso ma di bocca buona

Un facehugger da Alien del 1979, conservato al sicuro al London Film Museum. (Wikimedia Commons)
Un facehugger da Alien del 1979, conservato al sicuro al London Film Museum. (Wikimedia Commons)

Alien fa un gran lavoro nel descrivere in modo naturale quello che è un ciclo vitale abbastanza barocco. L’uovo dello xenomorfo apparentemente può restare vitale per anni o secoli, come certi semi terrestri che possono germinare dopo migliaia di anni. L’uovo contiene un organismo che ricorda vagamente un’aragosta noto come il facehugger, “abbracciafaccia”. L’unico scopo del facehugger è attendere nell’uovo per poi saltare addosso al malcapitato, paralizzarlo e iniettargli un embrione. L’embrione si sviluppa in poche ore o giorni all’interno dell’ospite finché – come accade in una delle scene più celebri del primo film – la larva non ne esce sfondando la cassa toracica, uccidendolo. In poche ore diventa adulta, l’alien che conosciamo.

Aleiodes_indiscretus_wasp_parasitizing_gypsy_moth_caterpillar
Una vespa della specie Aleiodes indiscretus inietta le proprie uova in un bruco. (Wikimedia Commons)

Questa forma di riproduzione ha un parziale analogo sulla Terra, sempre tra gli insetti. Numerose vespe parassite hanno la piacevole abitudine di iniettare le uova in un organismo ospite, spesso altri insetti o ragni. Le larve si schiudono all’interno dell’organismo vivo e ne divorano gli organi interni, finché non emergono come si vede in questo video. Esiste anche un insetto parassitoide degli esseri umani, la mosca Dermatobia hominis: le sue piccole dimensioni non la rendono letale, ma vi offre comunque il brivido di vedere una larva farsi letteralmente strada attraverso il vostro corpo e sbucarne fuori come un minuscolo alieno.

I parassitoidi terrestri sono spesso specializzati per adattarsi al proprio ospite, mentreuno xenomorfo può infettare quasi qualsiasi cosa, anche se viene da altri pianeti: umani, cani, altri alieni – stranamente non i gatti. È curioso che non siano gli xenomorfi adulti a iniettare l’embrione (con una eccezione in Alien vs Predator: Requiem), ma che ci sia il passaggio intermedio del facehugger. Il che può essere spiegato dalla struttura sociale degli xenomorfi. Se c’è una sola regina che si riproduce, è rischioso e inefficiente che questa cerchi personalmente ospiti da parassitare. Il compito viene delegato quindi alla prole sotto forma di facehugger. Esiste in realtà almeno un insetto che, come l’alieno, è sia eusociale sia parassitoide, la vespa Copidosoma floridanum. In questo caso però anche se c’è divisione dei compiti non c’è una sola regina, ma buona parte degli adulti è in grado di riprodursi, e si occupano da soli di depositare le uova nelle vittime.

Il sangue non è per niente acqua

"Non è niente, mi è schizzata una goccia sul pavimento" - Gli effetti del sangue corrosivo dello xenomorfo sul pavimento della astronave Nostromo, da "Alien" del 1979.
“Non è niente, mi è schizzata una goccia sul pavimento” – Gli effetti del sangue corrosivo dello xenomorfo sul pavimento della astronave Nostromo, da “Alien” del 1979.

Lo xenomorfo dovrebbe naturalmente avere dei nemici formidabili, perché nonostante sia una macchina per uccidere perfetta ha sviluppato una difesa estrema contro i nemici. Il sangue dell’alien è infatti un acido concentrato capace di dissolvere quasi qualsiasi cosa. Ferire uno xenomorfo significa quasi certamente venire investiti da pericolosissimi schizzi corrosivi, senza contare quello che può voler dire un acido capace di sciogliere la parete di un’astronave – per quello è meglio affrontarli con un lanciafiamme. Il sangue corrosivo viene a volte anche usato come arma (in Alien: Resurrection due alieni non si fanno problemi a squartarne un terzo e usare il suo sangue per sciogliere le pareti della cella e fuggire). Nei film viene definito acido molecolare ma è un’etichetta priva di senso: tutti gli acidi sono molecole e quindi molecolari, per definizione. Potrebbe essere semmai un superacido (sì, si chiamano proprio così), come per esempio l’acido fluoroantimonico (HF-SbF5), capace di sciogliere praticamente ogni materiale a parte il teflon.

Un sangue così corrosivo non servirebbe a molto nella realtà, visto che, anche se fosse possibile contenerlo, probabilmente distruggerebbe qualsiasi cellula vivente al suo interno. Ma il sangue viene effettivamente usato come liquido difensivo – anche se non corrode nulla – da altri animali. Il caso più noto è probabilmente quello della lucertola cornuta, un piccolo rettile americano capace di schizzare sangue dagli occhi fino a due metri di distanza, per confondere i coyote e altri predatori. Niente superacido qua: solo la sorpresa di venire colpiti da un liquido inatteso e sgradevole.

Lo spray bollente dello scarabeo bombardiere. (Immagine della National Academy of Sciences USA, 1999)
Lo spray bollente dello scarabeo bombardiere. (Immagine della National Academy of Sciences USA, 1999)

La cosa più vicina all’acido molecolare alieno sulla Terra forse sono gli scarabei bombardieri. Se minacciati, questi piccoli insetti scatenano una reazione chimica al loro interno che gli permette di gettare liquido corrosivo bollente addosso ai propri nemici. Una strategia che gli permette comodamente di sfuggire a predatori molto più grandi di loro. Il trucco? Preservare i componenti dell’arma chimica, di per sè innocui, in ghiandole separate all’interno del corpo. Quando l’insetto deve colpire, le due ghiandole rovesciano il contenuto nello stesso canale: si mescolano e reagiscono con un catalizzatore sulle pareti del foro d’uscita. Boom.

Confronting-the-clones-Alien-Resurrection
Ripley (clonata) davanti a cloni ibridi umano-alieno, in Alien:Resurrection

Ladri di dna
Abbiamo detto sopra che gli xenomorfi, essendo tutti cloni, sono a rischio come specie. Scarsa variabilità genetica significa vulnerabilità di una popolazione a malattie e cambiamenti ambientali, e tutto si può dire degli xenomorfi tranne che a loro piaccia essere vulnerabili. Anche qui hanno trovato una soluzione. Gli alieni infatti acquisiscono parte del patrimonio genetico dell’ospite: questo spiega perché gli xenomorfi che escono da ospiti alieni abbiano una forma vagamente umanoide, per esempio.

In realtà è quasi certamente impossibile che un alieno evolutosi indipendentemente da noi su un altro pianeta possa parassitarci con successo, figuriamoci utilizzare a proprio vantaggio il nostro genoma (o ibridarsi con noi, come Alien:Resurrection vorrebbe farci credere). Le differenze biochimiche e genetiche sarebbero insormontabili. Però, rimanendo ben saldi sul nostro pianeta, esistono davvero casi in cui un parassita acquisisce dna dal proprio ospite. Avviene per esempio in alcune piante parassite come la Rafflesia, che vantano i fiori più grandi del mondo (sconsigliamo di regalarli al partner: odorano di carne putrefatta per attrarre le mosche). Alcuni ricercatori sospettano anche un microscopico verme parassita umano, lo schistosoma, di rubacchiare geni al proprio ospite (noi) ma la questione è dibattuta. In ogni caso non si tratta di un furto sistematico che genera ibridi umano-parassita, ma di un trasferimento di geni che si consolida evolutivamente in migliaia o milioni di anni.

Rafflesia,_Sabah_(7247015058)
Un fiore di Rafflesia, pianta parassita che ha acquisito geni dal proprio albero ospite.

In Alien:Resurrection, il quarto film della serie, si scopre anche che gli xenomorfi hanno una memoria genetica: possono tramandarsi il ricordo di esperienze di generazione in generazione. È meno campato in aria di quanto sembri. Vari studi recenti suggeriscono la possibilità che le esperienze degli antenati possano lasciare una traccia epigenetica sui discendenti. In uno dei più sconcertanti di questi studi, da accogliere con dovute cautele, sembra che dei topi condizionati per associare un odore a un pericolo possano trasmettere questo tratto alle generazioni successive. Di certo non si tratta comunque di trasmissione di ricordi veri e propri, ma modulazione di tratti comportamentali. Un’ipotesi pubblicata qualche giorno fa su Science suggerisce che gli istinti possano evolversi a partire da memorie epigenetiche di questo tipo.

Due bocche per un bacio letale

La doppia mascella dello xenomorfo, dal design originale di H.R.Giger.
La doppia mascella dello xenomorfo, dal design originale di H.R.Giger.

 

Nulla urla orrore come il volto cieco dello xenomorfo pronto a colpire. Chiunque abbia visto i film di Alien non le dimentica: le fauci colme di denti che si aprono e mostrano una seconda bocca, che fuoriesce di scatto uccidendo la preda. Anche qui, niente che non accada sul nostro pacifico pianeta. La comune murena infatti ha un secondo paio di mandibole in gola, che possono essere estroflesse proprio come nel nostro alieno. In realtà numerose specie di pesci hanno mandibole nella faringe, ma la murena è capace di estrofletterle e di usarle per divorare la preda mentre le mascelle principali la tengono ferma. Tenero, no? Curiosità: questa bizzarria anatomica è stata scoperta solo nel 2007, mentre il primo Alien è uscito nel 1979.

Diagramma della doppia mandibola della murena. (Wikimedia commons)
Diagramma della doppia mandibola della murena. (Wikimedia commons)

Anche la coda dello xenomorfo è un’arma, dotata di una lama tagliente. Qualcosa del genere lo facevano gli anchilosauri, dinosauri la cui coda era una sorta di martello osseo capace di spezzare le ossa dei propri nemici. Ma probabilmente l’animale con la coda più simile a quella dell’alieno è quella di razze come la pastinaca, la cui estremità è ricoperta di spine taglienti e per di più velenose. È con quella che una razza ha colpito al cuore e ucciso Steve Irving nel 2006.

smallthingstobigbeginnings
Una goccia di dna alieno, da una scena di Prometheus

Un Alien fai da te?
Nel penultimo film, il prequel Prometheus, si lascia intendere che gli xenomorfi siano stati un’arma progettata dall’antica razza aliena degli Ingegneri, che avrebbero anche plasmato la specie umana. Possiamo stare tranquilli, nessun alieno ci ha creato: ci siamo evoluti per selezione naturale come tutte le altre specie. Ma sarebbe possibile creare in laboratorio un animale artificiale letale? Non è concettualmente impossibile, ma per ora la risposta è un netto e rassicurante: no. I nostri progressi con la biologia sintetica sono solo ai primissimi inizi. Ci stiamo ancora sforzando di capire qual è il genoma minimo per far funzionare una cellula. Ma in generale, non ha senso sforzarsi a creare un complicatissimo organismo coloniale quando è molto più semplice e letale usare virus e batteri come armi. Ben più facili da gestire, altrettanto mortali, e ai quali non si può rispondere col lanciafiamme.

The post La scienza dello xenomorfo di Alien appeared first on Wired.

Pubblicato in: NEWS

Dopo aver letto questa notizia mi sento:
Felice
0%
Euforico
0%
Divertito
0%
Sorpreso
0%
D'accordo
0%
Triste
0%
Deluso
0%
About The Author
Press