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Margherita Hack: Dopo 3 anni L’Italia piange ancora la signora delle stelle
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Margherita Hack, l’astrofisica si era spenta a Trieste per problemi cardiaci. Atea convinta, è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico nel nostro Paese, ha svolto un’importante attività di divulgazione e ha dato un considerevole contributo nella ricerca sugli astri. Ma è celebre anche per il suo impegno politico

Sono passati tre anni: il 29 giugno 2013 se ne andava Margherita Hack. L’Italia perdeva una scienziata nota a livello internazionale. Durante un soggiorno negli Stati Uniti aveva fatto lavori di spettroscopia e su una stella bizzarra (Epsilon Aurigae, una binaria ad eclisse anomala) che sono stati a lungo punti di riferimento per la comunità scientifica. Poi aveva proseguito la ricerca con il primo satellite per lo studio del cielo nell’ultravioletto: IUE, International Ultraviolet Explorer, un osservatorio orbitante che aprì una nuova finestra sull’universo, e tra l’altro confermò il modello di Epsilon Aurigae che la stessa Hack aveva proposto.

IUE è stata una delle missioni spaziali più longeve. Lanciato il 26 gennaio 1978, quel satellite ha inviato dati – per la prima volta in tempo reale – fino al 30 settembre 1996. Per lasciare il posto a nuovi satelliti più avanzati fu necessaria una eutanasia: dovettero spegnerlo da terra dopo una vita sei volte più lunga di quella programmata e dopo che aveva ripreso con il suo telescopio da 45 centimetri 10.400 immagini di 10 mila oggetti celesti di ogni tipo: stelle, supernove, galassie, quasar, nebulose, pianeti, comete. Grazie a IUE, Margherita Hack, nata come astronoma “terrestre” (negli Stati Uniti, lavorando con Otto Struve, aveva avuto accesso ai grandi telescopi di Monte Wilson e Monte Palomar), ha concluso la sua carriera scientifica da pioniera dell’astronomia spaziale. E anche dopo, fino ai suoi ultimi giorni, non rinunciò mai ad aggiornarsi sulle scoperte più recenti, inclusi i pianeti di altre stelle, che furono tema di molte sue conferenze nel nuovo millennio.

Ma la Hack è stata molto di più di un’astronoma. Campionessa italiana di salto quando frequentava l’università, ciclista più che dilettante, innamorata degli animali (decina di gatti e cani salvati e ospitati nella sua casa), lettrice vorace con una biblioteca di ventimila libri, nella sua lunga vita (91 anni) ha combattuto innumerevoli battaglie politiche e sociali e ha contribuito a cambiare la divulgazione scientifica nel nostro paese. Ce lo racconta con precisione ed affetto “Viva Margherita”, libro di Corrado Lamberti appena pubblicato da Sperling & Kupfer (156 pagine, 12,90 euro).

Con la Hack e con suo marito Aldo De Rosa, scomparso nel 2014 dopo ottant’anni di vita insieme (si erano conosciuti ragazzini), Corrado Lamberti ha condiviso l’avventura editoriale che nel novembre del 1979 per la prima volta portò in edicola una rivista di astronomia, e quando quella testata ebbe traversie intollerabili per i suoi fondatori, la Hack e Lamberti nel novembre del 2002 ne fondarono un’altra, “le Stelle”, tuttora puntualmente in edicola ogni ultimo giovedì del mese (Gruppo B Editore).

Le riviste furono un trampolino verso innumerevoli passaggi televisivi che fecero di Margherita Hack una opinion leader anche in territori lontani dall’astronomia. Ancora oggi manca una figura di riferimento come lei. Ecco, in tre punti, i settori in cui Margherita Hack ha lasciato il segno (e un vuoto):

1) Divulgazione scientifica. Libri, riviste ed enciclopedie in edicola, conferenze, Tv e negli ultimi tempi persino uno spettacolo teatrale: nessun mezzo di comunicazione è stato trascurato dalla Hack pur di diffondere la scienza del cielo.

2) Contrasto alle pseudoscienze. Con Piero Angela, Rita Levi Montalcini, Tullio Regge e Silvio Garattini nel 1989 fu tra i fondatori del Cicap, sigla che originariamente corrispondeva a Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale e, dal 24 settembre 2013, ha avuto un aggiornamento in Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze. Immutato in ogni caso l’obbiettivo di diffondere una mentalità razionale contro superstizioni, speculazioni e inganni presentati come “scienza” senza averne alcun titolo.

3) Impegno sociale. Pari opportunità, libertà di ricerca, difesa della scuola pubblica, libera scelta sul fine-vita, finanziamenti adeguati ai progetti scientifici sono alcune delle battaglie sostenute da Margherita Hack. Non si può dire che siano state vinte ma la strada è tracciata.

Fonte: |La Stampa|

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