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Michael Gazzaniga al Wired Next Fest: ecco il mistero della coscienza
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Michael Gazzaniga

Della coscienza e dell’autoconsapevolezza abbiamo esperienza quotidiana: ci sentiamo autori dei nostri pensieri, tutt’uno con le nostre emozioni e proprietari del nostro corpo. Da dove originano queste convinzioni? “È questo un interrogativo antico quanto l’uomo”, spiega dal palco del Wired Next Fest il professor Michael Gazzaniga, studioso dei processi cognitivi e direttore del Sage Center for the Study of the Mind all’Università della California a Santa Barbara, uno dei più celebri neuroscienziati a essersi occupato anche del fenomeno della coscienza.

Dagli antichi Egizi e ai Greci, fino agli Illuministi e, passando per Cartesio, agli scienziati moderni e ai neuroscienziati di oggi, l’umanità ha sempre cercato di capire in che modo da qualcosa di inanimato nasca la vita e quali sono le interazioni tra corpo, mente e anima, quest’ultima solo di recente scomparsa dalla scena.

In che modo atomi, cellule e particelle danno origine al nostro ricchissimo mondo interiore?”, si è chiesto il neuroscienzato, passando in rassegna le possibili soluzioni individuate nei secoli e via via aggiornate con l’avanzamento delle conoscenze biologiche e neurologiche. Ebbene, oggi sappiamo che il nostro cervello è composto da cento miliardi di neuroni, da moltiplicare per mille o diecimila volte per avere il numero delle sinapsi, in costante comunicazione reciproca. Nessun tipo di mente può esistere senza questa continua attivazione. Questo ci porta immediatamente alla similitudine del cervello con il computer.

Tuttavia, la metafora del cervello come macchina, introdotta per la prima volta da Cartesio, è stata ad un certo punto abbandonata da alcuni, più che altro spaventati all’idea che un eccessivo riduzionismo deterministico arrivasse a cancellare il libero arbitrio. Eppure, l’idea del cervello come hardware ha continuato a guidare a lungo lo studio del rapporto tra mente e cervello. Gazzaniga ha indicato quindi la strada da seguire: “Il cervello è in realtà una confederazione di moduli indipendenti che lavorano insieme. Io credo che la coscienza sia un fenomeno locale. Immaginate una vasca d’acqua piena di bolle d’aria: sono i milioni di processi locali, che creano il cuore dell’esperienza cosciente”. In questo modo si spiegano anche quei “fatti clinici sorprendenti” che sono i pazienti con cervello diviso (split brain) che il neuroscienziato americano studia da mezzo secolo. In seguito alla resezione del corpo calloso che unisce i due emisferi, questi soggetti mostrano una coscienza divisa. Cosa accadrebbe se invece che in due il cervello venisse diviso in quattro e poi ancora e ancora, si chiede Gazzaniga. Per dirla con altre parole, quelle di Sir Charles Sherrington, neurofisiologo londinese di inizio secolo: “È la mente una collezione di menti percettive, quasi indipendenti, integrate fisicamente dalla coincidenza temporale dell’esperienza?

Capire come i moduli locali interagiscono tra loro potrà suggerire nuove soluzioni al cosiddetto mind-brain problem (come il cervello origina la mente) e ci aiuterà a risolvere anche altri interrogativi riguardanti l’intelligenza artificiale. Per esempio, “I robot sono sempre più sofisticati: sarà forse un circuito in più a renderli liberi e autonomi?” si è chiesto Gazzaniga, portando come esempio il lavoro le termiti o i robot di Justin Werfel che, esattamente come gli insetti, riescono a creare costruzioni ingegneristicamente e architettonicamente magnifiche, passo dopo passo, agendo guidati da semplici regole e senza avere “in mente” un quadro d’insieme del prodotto finale.

In attesa di arrivare, forse, ad una risposta definitiva sulla natura della nostra coscienza, può essere utile andare a rivedere le vecchie soluzioni individuate e raccontate dallo stesso Gazzaniga nel suo nuovo libro intitolato The Consciousness Instinct.

 

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