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Song to Song, gli attori sono belli, il film un po’ meno
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song to song poster

Nella filmografia di Malick (più che in molti altri autori) è possibile individuare un punto, un film, che ha rappresentato una svolta. Stiamo parlando di Tree of Life, opera magnetica con Brad Pitt e Jessica Chastain, arrivata in sala nel 2011. All’epoca dell’uscita in molti avevano sentenziato che quel film rappresentasse la summa di tutta l’opera malichiana, una sorta di testamento, la magnifica conclusione di un ciclo. In realtà così non è stato e più che la fine, Tree of Life è stato l’inizio di un modo di fare cinema che da allora si ripete sempre uguale a se stesso ed è deciso a ribadire lo stesso concetto.
Song to song, in sala dal 10 maggio purtroppo non fa eccezione.

Ancora una volta, attraverso le figure del produttore Michael Fassbender, degli aspiranti musicisti Ryan Gosling e Rooney Mara e della cameriera Natalie Portman, Malick ci mette in guardia dai pericoli del successo e del potere (qui rappresentato dall’industria musicale), e ci consiglia un ritorno a una Verità che è fatta di bruchi tra i capelli, lavori manuali, e sonnellini tra i campi.

Song to Song

Certo, rispetto ai film precedenti la trama è più lineare e è chiaro fin da principio dove si voglia andare a parare, ma mai come in questo film tutti gli attori sono ridotti a bellissimi archetipi spersonalizzati, simboli in movimento che in uno stream of consciousness forzatamente poetico si fanno portatori di una morale sintetica e ingannevole, che cerca di sublimare la banalità del messaggio attraverso l’utilizzo della forma.

È infatti la forma che continua a salvare Malick dal pubblico dileggio. Perché in quest’epoca di immagini vendute un tanto al chilo, di blockbuster così esagerati da far male agli occhi, il regista statunitense conserva una fiducia nei confronti dell’immagine che ha qualcosa di commovente. Un atteggiamento religioso nei confronti dell’immagine che richiede un approccio altrettanto religioso nei confronti del suo cinema.

song to song

Apprezzare questo Malick significa avere cieca fiducia in un cinema salvifico. Apprezzare Malick è ormai un atto di fede. E proprio per questo il regista continua ad avere il suo pubblico. Perchè l’uomo ha da sempre bisogno di credere in qualche dio.

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Pubblicato in: NEWS

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