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The Dinner si affida e si concentra su Richard Gere e per questo delude
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Ci sono film che mirano a dare risposte e altri che vogliono scatenare domande. Solitamente i secondi tendono ad essere ritenuti più “importanti”, The Dinner senz’altro vuole appartenere a questa categoria, vuole mettere in crisi lo spettatore raccontandogli uno scontro di opinioni riguardo un tema di facile immedesimazione. C’è però una leggerezza nella maniera in cui decide di raccontare la sua storia, una parzialità che rovina tutto.

Nel film con Richard Gere, Rebecca Hall e Steve Coogan, le famiglie di due ragazzi si trovano a cena per discutere un problema che riguarda i figli. Hanno fatto qualcosa di terribile, di inconfessabile (ci verrà rivelato per gradi e qui non lo sveliamo) e prima che la polizia prenda provvedimenti occorre agire. Uno di loro è un politico influente e oltre a temere per la sua immagine ha anche il potere di fare qualcosa per mettere tutto a tacere. Il crimine però è grave e uno dei convenuti non è propriamente daccordo che si metta tutto a tacere, preferirebbe che anche suo figlio pagasse per imparare da quel che ha fatto.

The Dinner è una specie di dramma da camera, quei film che hanno la loro forza proprio nell’ambientazione unica che li coinvolge, che sono fondati sul dialogo, il confronto e una battaglia di parole, opinioni e punti di vista che, nei casi migliori, finisce per coinvolgere il pubblico e costringerlo a schierarsi. In realtà The Dinner ha delle piccole fughe dalla sala del ristorante, mostra le malefatte dei figli e cambia un paio di ambientazioni, ma il cuore rimane il confronto di opinioni a tavola. Ad aggravare la situazione c’è anche il fatto che i due padri sono fratelli e tra loro c’è della ruggine per questioni passate irrisolte.

Già dalla sinossi il sapore è quello del cinema degli anni ‘70, che tuttavia, riscaldato nel 2017 non ha più quel sapore né tantomeno quella forza. Nonostante l’atto attorno a cui gira tutto rimanga impressionante e nonostante il tema di come agire nei confronti dei propri figli sia universale, lo stesso questo film che adatta l’omonimo romanzo olandese di Herman Koch (già adattato in Italia da I nostri figli) svilisce tutto.

Con una star pesante per quanto in ampio declino come Richard Gere, incapace negli ultimi due decenni di ritagliarsi un ruolo per sé nell’industria americana e in ballo tra ruoli leggeri e più impegnati in film di visibilità sempre minore e interesse proporzionato, The Dinner non riesce a non pensare a lui e agli altri convitati alla cena invece di occuparsi di quale domanda porre agli spettatori. Dovrebbe essere uno di quei film che crea dubbi, stimola discussioni, convince lo spettatore che non è facile prendere una decisione (anche se può sembrarlo), invece è un film che sembra mirare alle buone interpretazione e ai drammi dei genitori, alle storielle di infedeltà o alle beghe tra fratelli.

Indeciso su cosa essere, volendo essere un po’ di tutto, come spesso accade non è niente e invece che coinvolgere infastidisce proprio lì dove dovrebbe avvincere. Con le bizze del fratello umorale e trattato da scemo, con le arroganze dell’altro fratello, con i musi delle mogli o la loro tendenza a controllare e poi con la terribile maniera in cui mostra cosa è accaduto ai figli, The Dinner è proprio cinema sconsiderato che non tiene conto del fatto che come filmi qualcosa importa tanto quanto cosa stai filmando.

Cosa interessa davvero alla persona che sta raccontando? Su cosa si sofferma? Come ha organizzato il racconto? Cosa ha messo accanto a cos’altro? E per scatenare quale valutazione? La risposta ad ognuna di queste domande in The Dinner è una delusione.

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