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Tintarella senza pericoli: una molecola permetterà di abbronzarci senza stare sotto al Sole
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(Foto: David Ramos/Getty Images)
(Foto: David Ramos/Getty Images)

Ombrelloni, sdraio e sabbia rovente. Finalmente l’estate è arrivata e con lei anche le prime scottature e tutti gli effetti dannosi che l’esposizione ai raggi ultravioletti provoca sulla nostra pelle. Ma forse un giorno potremo dire addio a lampade, creme solari e addirittura anche al Sole. Infatti, alcuni ricercatori americani del Massachusetts General Hospital, sono riusciti a identificare una nuova classe di molecole in grado di scurire la pelle, stimolando la produzione di melanina, senza più contare sull’aiuto del Sole.

Ovviamente, come sottolineano i ricercatori su Cell Reports, siamo solo all’inizio ed è ancora presto per buttare via creme e protezioni solari. “L’attivazione del percorso di pigmentazione da parte di questa nuova classe di piccole molecole è fisiologicamente identica a quella indotta dai raggi Uv, senza però gli effetti deleteri sul dna”, spiega l’autore David E. Fisher. “Dobbiamo ora condurre ulteriori ricerche sulla sicurezza e per comprendere meglio gli effetti di questi nuovi composti, ma è probabile che possano portare a nuovi modi per proteggere dai danni cutanei causati dai raggi Uv e dall’insorgenza del cancro”.

(Foto: Nisma Mujahid and David E. Fisher, MD, PhD, Cutaneous Biology Research Center, Department of Dermatology, Massachusetts General Hospital)
(Foto: Nisma Mujahid and David E. Fisher, MD, PhD, Cutaneous Biology Research Center, Department of Dermatology, Massachusetts General Hospital)

La caccia a questa nuova classe di molecole è cominciata circa dieci anni fa, quando lo stesso team di ricercatori raccontava su Nature di aver scoperto un composto, chiamato forskolin, che quando iniettato nella pelle dei topi era in grado di attivare una proteina addetta alla produzione di melanina. Sebbene il composto sembrava funzionare alla perfezione nei topi, non aveva invece avuto lo stesso successo nelle cellule della pelle umana, probabilmente perché la nostra pelle è circa 5 volte più spessa di quella dei roditori. Così, i ricercatori hanno spostato l’attenzione su diverse proteine, chiamate Sik (salt-inducible kinases), che agiscono in modo simile ma in una zona diversa del percorso di sintesi della melanina. Modificandole leggermente, in modo da renderle ancora più piccole per adattarsi meglio alle cellule della pelle umana, queste proteine si sono dimostrate in grado di funzionare, almeno per ora in una piastra di Petri di un laboratorio.

Per ora, infatti, i ricercatori hanno testato queste proteine solamente in un laboratorio e la strada per una futura applicazione umana è ancora molto lunga. “Siamo entusiasti di aver scoperto la possibilità di poter produrre pigmenti scuri nella pelle umana senza la necessità di assumere un farmaco o esporsi ai raggi Uv”, conclude Fisher.

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Pubblicato in: NEWS

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