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Zerocalcare sul nuovo fumetto: “Racconta come la mia generazione sopravvive in mezzo alle macerie”
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Esce dal 14 novembre in tutta Italia Macerie Prime, il nuovo fumetto di Zerocalcare edito da Bao Publishing. Dopo Kobane Calling questo libro segna il ritorno di Michele Rech ai toni più autobiografici, riprendendo in mano la storia dei suoi personaggi storici, aggiornandoli al presente e raccontandoci cosa hanno fatto in questi anni.

zerocalcare-macerie-primeMa Macerie Prime è anche una storia che parla di com’è cambiata la vita dell’autore in questi anni di successo incredibile, un successo che inevitabilmente ha avuto ripercussioni sui suoi rapporti personali e sulla qualità della sua vita.

Rispetto ai fumetti del passato, Macerie Prime sembra un racconto più triste, si ride sempre ma c’è un’angoscia maggiore, come mai?

“Sicuramente perché è stato scritto in grosso momento di crisi personale in cui mancava l’equilibrio tra il lavoro, la vita, la politica, la pressione. Quindi senza dubbio questo libro risente di quella condizione un po’ crepuscolare che ho vissuto negli ultimi mesi, anzi forse gli ultimi anni”.

C’è anche un aggiornamento dei tuoi personaggi storici, come Secco o il Cinghiale.

“Sì, volevo che fosse anche un racconto in grado di portare avanti i personaggi che fanno parte dei miei racconti, visto che erano rimasti cristallizzati a quando li avevo creati, sette anni fa. Questa era una mia forte priorità, forse più del far ridere”.

Macerie Prime quindi è la risposta su come finora tu sia riuscito a conciliare il successo, l’impegno politico, la tua visione del mondo, il tuo carattere, i vecchi amici, i fan e Rebibbia?

“Esatto! E come si può leggere l’ho gestita male! Ma essendo questo il primo di due libri non ci vuole un genio per capire che dopo il momento di crisi e distacco totale ci sarà un momento in cui dovrò ricostruire. Non sto dicendo al mondo che bisogna fregarsene di tutto, però a un certo punto lo ‘sticazzi‘ ti viene naturale”.

2017-11-14

Ma l’hai superata la fase sticazzi del panda?

“Ci sto lavorando! A dire il vero non ce l’ho mai avuta più di tanto, è stato più uno sbotto, ma sto comunque ancora cercando di capire come uscirne”.

Nel libro ci sono molte riflessioni sul diventare grande, sul realizzarsi, sul portare la vita alla prossima tappa. Però non c’è una risposta unica, non c’è un modo per diventarlo in modo certo. Cos’è per te diventare grande?

“Io avevo una risposta che veniva dal mio passato, da piccolo sapevo che voleva dire finire la scuola, magari andare all’università e poi trovare lavoro, a quel punto la tua vita era sistemata. Poi quando la mia generazione è uscita dalla scuola e si è resa conto che queste regole non valevano più, siamo stati i primi a scoprirlo e per molto tempo ho avuto questa sensazione di tradimento, di smarrimento di aspettative disattese. Però è anche vero che io sono uscito dalla scuola 16 anni fa e questo senso di tradimento deve finire, non puoi sentirti tradito tutta la vita. Forse diventare grandi oggi significa sopravvivere in mezzo alle macerie. Se io guardo le persone che mi stanno intorno sembra veramente che stanno in mezzo alle macerie, che poi è la chiave di lettura della realtà parallela del libro”.

In qualche modo anche tu hai costruito una bella casetta sulle macerie, tutta da solo, ti senti arrivato?

“Io mi sento fortunato, perché in qualche modo sono blindato in questo momento. Non ho particolari problemi, ma le macerie non sono soltanto una questione di lavoro, ma anche personale, sociale, politica”.

Frank Miller e Zerocalcare

Be’ però la tua non è solo fortuna, c’è anche un lavoro durissimo dietro no?

“Ciò che ho ottenuto me lo tengo stretto facendomi un mazzo così, ma non penso che lavoro più faticosamente di un mio amico che fa l’inventario nei supermercati la notte e prende un decimo di ciò che prendo io. Io la chiamo fortuna perché a parità di lavoro sono retribuito molto meglio di altri”.

Ma riesci a godertela un po’?

“Ma proprio per niente!”.

Ma neanche quando la sera arrivi a casa, spegni il telefono, il libro è finito…

“No! Ma questo fatto che non riesco a godere delle cose è un fatto mio caratteriale, mi rendo conto che alcuni colleghi campano in maniera decisamente più rilassata. Anche gente molto famosa, che però riesce a dire no quando deve dire no e si gode la vita”.

Parliamo un attimo del film, come ci si sente a vedere le prime immagini condivise sui social network e sapere che sta arrivando?

“Per prima cosa voglio dire che io ho visto le stesse immagini che vedete voi, non sono stato sul set per scelta mia, inoltre ci tengo tantissimo a ricordare che è una storia liberamente ispirata a La profezia dell’Armadillo, che era una roba autobiografica, ma non precisa. Quindi il film sarà una sintesi della sintesi delle cose mie, con parecchi gradi di separazione. Ci tengo a stressare su questo punto perché nessuno poi venga a dirmi ‘ma tu non hai fatto così, non hai detto così, non sei così‘. Però sono molto fiducioso nelle persone che ci lavorano, questo sì”.

zerocalcare-film

Mettere su carta le tue storie, il tuo mondo e i tuoi riferimenti è parte integrante della tua visione e del tuo successo, ma come ti senti quando hai finito di buttare fuori tutte queste storie, più libero?

“Non mi libero di niente, anzi è peggio! Però questo so fare, i fumetti, prima del successo stavo tornando da mia madre! Ma è anche vero che ci metto dentro fino a un certo punto della mia vita, ci sono cose che restano fuori e che non voglio dare in pasto ai lettori. La vivo comunque male: il fatto di andare di fronte al pubblico col libro fresco di stampa e non sapere cosa ne pensano, se l’hanno letto, se gli piace… che ansia!”.

Che tu la viva male o bene, che tu lo volessi o meno però sei diventato una delle voci di una generazione che, appunto, vive di macerie, si arrangia, ci prova, tra lavori che odia, voglia di normalità, PlayStation e nostalgia.

“Forse, il problema è che questa generazione sta diventando grande e non so se leggono fumetti, di sicuro non è la gente che incontro ai firmacopie, che di solito ha 25, 26 anni. Mentre negli altri libri i personaggi hanno più o meno quell’età e intercettano quel tipo sensibilità, non so se succederà la stessa cosa con questo libro. Magari penseranno ‘Ma che è ‘sta roba da vecchi?‘, boh!”.

grouchini-zerocalcare

Dici che ti stai distaccando dal tuo pubblico di riferimento?

“Non lo so, però va anche detto che chi si mette in fila per un firmacopie ha più tempo di un trentenne”.

E fra sei fai 40 anni, come ti vedi?

“Magari faccio ancora fumetti, anzi magari faccio cartoni animati, mi ritiro e faccio solo cartoni animati”.

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